Professione Volontario

Professione Volontario

Lo ripetono così spesso che si dedicano agli altri, che lavorano per risolvere questo o quell’altro problema di chi vive nel bisogno che prima di convincere per l’appunto gli altri che è così, hanno convinto se stessi.

Tanta gente nel nostro paese fa di professione il volontario e, nel mondo della disabilità, complice la poca integrazione sociale e la difficoltà di trovare lavoro, molti passano la vita intera legittimati dagli statuti e regolamenti della democrazia a governare lo stato di “diversità” utilizzando copiosamente il pubblico denaro per le loro retribuzioni, i loro rimborsi spesa, la realizzazione di progetti nei quali si trovano ad avere sempre qualche ruolo.
Il bisogno, la categoria diventano quindi occasione, giustificazione e motivo del loro status.
Troppo denaro non ha risolto quindi i bisogni di chi è cieco, sordo o colpito dalla distrofia ecc., ma è stato per far vivere bene questo manipolo di persone che proprio per questo “star bene”, sono attaccatissime al loro ruolo e quindi poco disposte a cederlo ad altri.
Il no profit opacizza gli interessi personali, garantisce rendita, blocca la partecipazione sociale, consumando ingenti risorse e offrendo l’alibi a una politica sempre più distratta e lontana dalla realtà di dire che si è occupata anche dei bisogni degli emarginati, dei diversi, dei deboli. Così non è: questi professionisti del volontariato sono diventati la causa prima del fallimento dell’idea stessa di inclusione sociale delle persone disabili, visto che è sotto gli occhi di tutti che con molti più soldi a disposizione delle loro associazioni il livello di partecipazione attiva alla vita di chi non vede, non sente, non parla, non si muove, e, nonostante le tante opportunità tecnologiche e i servizi a disposizione, si è andato drasticamente riducendo.
Davide Cervellin

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