Perugia: imprevisti in agguato

Perugia: imprevisti in agguato

Quando la fine di un’avventura si avvicina si pensa che quanto già vissuto sia stato di portata maggiore rispetto a quello che accadrà nei giorni a venire.

Proprio questa situazione, quasi rassicurante, che lascia intravedere il traguardo di lì a poco, spinge a rilassarsi e lasciare leggermente la presa. Nel momento in cui la tensione cala tuttavia gli imprevisti sono in agguato.

Sabato infatti, dopo una giornata trascorsa in tranquillità, abbiamo raggiunto Perugia, dove ci attendeva un gruppo di baldi giovani, alcuni impegnati politicamente, altri alle prese con l’università. Nel contesto di un gradevole aperitivo alla Terrazza del Mercato Coperto, Lounge Bar nel cuore della città, abbiamo messo le basi per l’organizzazione di un evento, al ritorno dalla pausa estiva. Rifocillato l’equipaggio, grazie alla disponibilità del capobanda Giovanni Cinti, ingegnere molto attivo e ricettivo, abbiamo deciso di alloggiare Kit nel suo garage durante la notte, per concederle un meritato riposo ed una proficua ricarica.

Il mattino seguente Giovanni, dopo averci recuperati all’Hotel Fortuna – di nome, ma non propriamente di fatto – ha timidamente manifestato il timore che nella notte fosse saltata la corrente del suo garage. Quasi si fosse trattato di un sogno premonitore….. appena arrivati ci siamo accorti che in effetti così era successo. L’auto non si era ricaricata e noi siamo stati costretti a trascorrere un’altra giornata a Perugia.

Quando accadono queste cose, dapprima si inizia a imprecare, poi si comprende che tutto il male non viene per nuocere… Abbiamo provveduto immediatamente a ricaricare l’auto in un bar della piazza principale di Perugia e nell’attesa, abbiamo ricevuto la telefonata di Luca Panichi, ex ciclista professionista, vittima di un incidente di percorso, che ci ha raggiunti. Ci siamo intrattenuti con Luca trascorrendo un delizioso pomeriggio all’insegna di discorsi sullo sport, sulla sensibilità all’ambiente e sulla politica e anche con lui abbiamo immaginato future collaborazioni.

Finalmente pronti per partire abbiamo impostato il navigatore con destinazione Amandola, fiduciosi che come al solito ci avrebbe condotti per la via migliore. In realtà, dopo aver percorso parte del tragitto su una strada provinciale, ci siamo trovati a percorrere strade “alternative”. Dapprima eravamo felici, attorno a noi poco traffico e un percorso immersi nella natura dei colli Sibillini, successivamente però abbiamo inconsciamente imboccato un “cul de sac” senza possibilità di ritorno e, a prima vista, nemmeno di andata. Ci siamo trovati con la pancia di Kit appoggiata al terreno e le ruote che giravano a vuoto. Eravamo nel mezzo del nulla, senza sapere se la casa più vicina fosse stata davanti o dietro di noi, quand’anche ce ne fosse stata una. Abbiamo pregato, incitato, raccolto fascine, per dondolare Kit e cercare di muoverla e, nel momento in cui ci vedevamo soccorsi nel cuore della notte da un pompiere in elicottero, non sappiamo per quale motivo, improvvisamente abbiamo ricominciato a muoverci.
Sembrava finita, ma la strada per Amandola non è stata poi così facile. Attraverso monti e salite impervie siamo finalmente riusciti a raggiungere la nostra meta al calare del sole.

Ora stiamo pacificamente raggiungendo Porto San Giorgio, che non dovrebbe rappresentare alcuna difficoltà, ma non ci sentiamo di dirlo troppo ad alta voce.

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