Intervista ad Oliviero Bellinzani

Intervista ad Oliviero Bellinzani

Prosegue il nostro ciclo di interviste con Oliviero Bellinzani, imprenditore di Orino che a causa di un grave incidente motociclistico fu privato di una gamba. Decisione, volontà, amore e rispetto per la montagna ne hanno fatto comunque un grande alpinista.

Non c’è una spiegazione logica – afferma Oliviero – una ragione razionale in ciò che faccio, amo scalare, sentire la vita scorrere dentro come un torrente in piena, come lava pronta ad esplodere, semplicemente esistere, e questa mia continua ricerca, questo mio incessante desiderio di avventura può dirsi nato con me”.

Poi ci spiega che fin da bambino il suo rapporto con la natura era speciale, definendosi addirittura “un piccolo Tarzan”, che si arrampicava su altissimi pioppi. Con l’avanzare dell’età Oliviero continuò quelle attività forse un po’ pazze, talvolta veri e propri riti iniziatori, che tuttavia gli procuravano enorme piacere e che al contempo lo crescevano forte e sano, fornendogli quella naturale predisposizione ad ogni genere di attività atletica. Queste sue esperienze giovanili gli furono però molto utili “quando il 5 febbraio 77, a soli ventun anni, un drammatico incidente sconvolse la mia esistenza, facendo crollare in un istante sogni, speranze, illusioni…beh, mi ci aggrappai con tutte le forze, e una volta superati i primi, terribili momenti, facendo leva su tutto ciò che avevo maturato iniziai una nuova, difficile avventura, la più importante della mia vita, che ancora non si è conclusa”.

Alla nostra domanda su che ruolo giocasse lo sport ed in generale l’attività fisica nella vita di ogni giorno Oliviero ci spiega che per lui è fondamentale soprattutto nell’utilizzo della protesi, dove equilibrio, prontezza di riflessi, agilità e padronanza del corpo sono fattori determinanti per la buona riuscita. “L’ intensa attività sportiva – aggiunge Oliviero – nel tempo mi ha preservato dai ‘malanni’ che in genere affliggono gli amputati, tipo sovrappeso, mal di schiena da lordosi, problemi circolatori e scheletrici all’arto superstite, e sebbene abbia lavorato per lungo tempo anche dieci e più ore al giorno in piedi, non presento alcuna di tali patologie, e di ciò devo ringraziare la mia assidua pratica dell’ alpinismo”.

Abbiamo poi chiesto all’esperto alpinista che sacrifici occorre fare per raggiungere i suoi traguardi “Fare ciò che ami, ciò che più desideri, per quanto faticoso possa risultare, alla fine lo vivi pur sempre come un piacere, e anche se occorre perseveranza, tenacia, se sei motivato a dovere, come lo ero e lo sono io, superi ogni ostacolo e nessuno sforzo ti sembra insormontabile” . Oliviero ringrazia anche chi lo aiuta tutti i giorni “la sensibilità verso la disabilità è cresciuta e anche se continuo a non avere coach o preparatori o motivatori, ho comunque incontrato sulla mia strada persone che una mano me l’ hanno data e continuano a darmela, e fortunatamente sono sempre di più”.

Quando poi gli chiediamo che sensazioni prova quando arriva in cima ad una vetta ci risponde citando Dante “Sol chi lo prova, intender lo pote – come spiegare, o meglio far sentire, a chi non l’ ha mai provata la vibrante emozione della salita, del tempo che non è più tempo, la commozione che squassa il petto una volta in vetta, persi nell’infinito”.

Parlando delle nuove tecnologie Oliviero ci spiega che negli anni 70, ci voleva fantasia, oltre che audacia anche solo per pensare all’alpinismo per persone disabili ma ora grazie alle nuove tecnologie non è più così. “Un progresso del quale anch’io mi sono avvantaggiato – dice Oliviero – facendomi costruire una protesi progettata per l’ arrampicata grazie alla quale ho compiuto quella che tuttora rimane la mia maggiore impresa quanto a difficoltà : la Via degli Svizzeri al Grand Capucin” precisando poi che “lo sviluppo tecnologico delle varie attrezzature non deve far dimenticare il dato di fondo, cioè che dietro ad ogni successo c’ è l’ uomo, il vero motore di ogni azione”.

Ringraziamo Oliviero Bellinzani per la bellissima chiacchierata e lo salutiamo con un “in bocca al lupo” per le sue future imprese.

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