Intervista a Filippo Tenaglia #UnaImmaginePerFilippo

Intervista a Filippo Tenaglia #UnaImmaginePerFilippo

vi proponiamo l’intervista a Filippo Tenaglia, recentemente salito alla ribalta nel mondo del web per la brillante campagna #UnaImmaginePerFilippo.

Qual è il tuo rapporto con la tecnologia digitale? Quanto, questa, è integrata nella tua vita?

Il mio rapporto con la tecnologia è nato fin da quando avevo 8 anni, o poco più, quando i miei genitori acquistarono un Olivetti PC1 e, seppur non arrivando mai a livelli altissimi, non mi sono mai accontentato di giocarci o di usare i programmi di base. Crescendo la passione è rimasta e ora non saprei come fare senza un computer o un telefono per più di 12 ore (che sono all’incirca le ore che impiego per dormire, mangiare e uscire con il mio cane)! ;-) Ora che sono completamente cieco la uso soprattutto per mantenere i contatti con gli amici perchè, strano a dirsi, sono un tipo introverso e poco amante delle situazioni con tante persone vicino a me.

Da dove è nata l’idea  #UnaImmaginePerFilippo?

A febbraio ho iniziato un master online in Social Media Marketing & Blogging con la SQcuola di Blog e, così, ho scoperto l’importanza del personal branding e, soprattutto, del Visual Branding. Avevo chiesto nel gruppo aperto di Facebook della SQcuola se potevano farmi un logo per il mio account di Twitter ed il responsabile del corso ha lanciato l’iniziativa. L’iniziativa ha avuto un discreto successo (e questa intervista ne  è la riprova 🙂 ) ed ha portato l’attenzione non solo su di me ma anche sull’accessibilità del web e sul fatto che noi disabili possiamo fare le stesse cose che fanno gli altri anche se in maniera diversa e, a volte, con maggiori difficoltà!

Il mondo digitale può dare secondo te importanti e significative opportunità di lavoro a persone “diversamente abili”?

Decisamente si! Soprattutto perchè ormai ci sono tecnologie tali da permetterci di lavorare da casa in piena autonomia senza contare, ovviamente, gli strumenti su cui possiamo fare affidamento per gli spostamenti. Forse tendo ad essere troppo positivo perchè sento ogni tanto servizi in televisione di persone che non riescono ad essere altrettanto autonomi ma credo che l’autonomia nasca principalmente da noi, poi dai servizi dati da terzi.

Quanto possono essere d’aiuto i social network per raccontare le esperienze di una persona “diversamente abile”?

A mio avviso sono importantissimi, sono strumenti facilmente accessibili da tutti. La possibilità di raccontarsi e condividere la propria esperienza è un’opportunità molto positiva. L’importante è ricordarsi che tutti possono accedere ai Social Media e, quindi, bisogna essere sempre attenti a cosa si pubblica altrimenti si rischia di essere fraintesi e di pentirsene amaramente!

Secondo te, un blog può essere un efficace punto di incontro per sensibilizzare le persone prive di disabilità nei confronti dei problemi che affronti tutti i giorni?  Quanto un blog ha la capacità di rendere empatico un lettore?

La mia esperienza con il sito www.filippotenaglia.net  (nato originariamente con un altro nome per via della “protezione” datami dall’anonimato) mi ha fatto capire che non può essere un punto d’incontro, come possono essere i forum o i Social Network, perché bene o male per quanto esistano i commenti ai post nessuno può scrivere di una tematica se non io e, quindi, parliamo sempre di un dialogo dove “l’argomento del giorno” lo decido io! Non posso negare, però, che mi aiuta a mettere nero su bianco le mie esperienze ed i miei pensieri, poi per cercare di attirare l’empatia dei lettori cerco di essere ironico, soprattutto verso i miei difetti, ed in questo modo mi sfogo e condivido tutto quello che mi viene in mente. Ho iniziato come se fosse un diario, durante il corso l’ho usato per promuovere la mia campagna elettorale, ed ora lo sto usando anche per condividere l’esperienza dei Social Media, per sensibilizzare sul tema dell’accessibilità ma anche per denunciare il fatto che sono più che convinto che noi disabili non possiamo accontentarci delle classificazioni dettate da altri. Vi faccio un esempio: ho lavorato per 9 anni come programmatore informatico (6 da ipovedente e 3 da non vedente) e cosa ho scoperto dopo il licenziamento? Che tutte le offerte di lavoro mirate ai non vedenti sono solo per centralinisti e fisioterapisti! Scusate ma per me è umiliante!

Credit image: sqcuoladiblog.it

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