In sedia a rotelle per l’incuria degli assistenti

In sedia a rotelle per l’incuria degli assistenti

In questo post daremo voce ad Alberto Coppini, che ci ha segnalato l’esperienza avuta con gli assistenti domiciliari di Casalecchio.

Alberto è affetto dalla poliomelite e fino a qualche anno fa riusciva a camminare con l’aiuto di un deambulatore. Per motivi personali ha dovuto trasferissi da Modena, dove afferma di aver ricevuto un’assistenza sufficiente, a Casalecchio, in provincia di Bologna.

Alberto ci spiega però, che dopo il trasferimento le cose sono cambiate denunciando l’incuria degli assistenti domiciliari
“Fanno uso del bagno senza chiedere il permesso lo sporcano, vanno a curiosare nelle mie cose, non mettono il camice, usano gli stessi guanti per lavarmi e lavorare in cucina”.

Questa serie di disservizi infastidiscono sicuramente una persona che abita da sola e che si trova in una situazione di difficoltà ma l’episodio che ha spinto Alberto a denunciare tali comportamenti è capitato a Novembre 2011, “ Una mattina mi trovavo nel letto ed ero in procinto di alzarmi per andare al bagno con l’ausilio del deambulatore – afferma Alberto –
mi sposto sul bordo del letto, credo di appoggiare le mani sul deambulatore e cado per terra con un dolore lancinante alla gamba sinistra”. Solo sentendo cadere l’uomo i due assistenti si sono preoccupati della situazione, quando invece, Alberto ci dice, che vengono appositamente pagati per sorvegliare l’assistito ed evitare questo tipo di incidenti.

In seguito all’accaduto il mal capitato è restato in ospedale fino a Maggio 2012 (circa 6 mesi), ma anche dopo essere stato dimesso non ha più potuto camminare.

Alberto durante l’intervista ci ha sottolineato più volte di aver denunciato al comune che gli assistenti affidati non avevano la giusta formazione per potersi prendere cura di lui, tanto che ormai dice di essere stato etichettato come “il rompi scatole”.

“Le cooperative affermano che i loro dipendenti sono in via di qualificazione – continua Alberto – perché magari iscritti a qualche corso, che poi non frequenteranno. Al comune va comunque bene così perché paga meno le cooperative che hanno del personale non qualificato”.

Alberto sta cercando di mobilitarsi in prima persona per far si che quanto successo a lui non possa capitare ad altre persone “Vorrei diventasse un caso nazionale e vorrei che tutti sapessero che la maggior parte delle cooperative sociali hanno del personale non qualificato”.

Cosa ne pensate di questa testimonianza? Avete avuto esperienze simili?

Henable nella sua funzione di portavoce vi chiede di segnalarci tali esperienze commentando questo post o contattandoci in privato via mail info@henable.me

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