I bambini annullano le barriere attraverso la poesia – Lorella Ronconi

I bambini annullano le barriere attraverso la poesia – Lorella Ronconi

Molti pensano che solo attraverso il romanzo o la narrativa si possa “insegnare” o comunicare con i ragazzi e a far apprendere loro le basi della lingua italiana od il senso civico, o la formazione alla vita. Anch’io forse non pensavo, io stessa non avevo troppa fiducia della forza della poesia per un linguaggio “bambino”. Non avrei mai immaginato che entrare in una classe di quarta elementare, con la mia goffaggine su carrozzella e con tra le mani un libro di poesie potesse essere così meravigliosamente bello e appassionante per i ragazzi e per me stessa.

Le poesie spesso sono ermetiche, non esattamente semplici da comprendere, ma l’invito di alcune maestre, il loro modo sicuro e sincero mi convinsero a non essere maleducata e lasciarmi coinvolgere dal loro entusiasmo nell’andare nelle loro classi per “fare una lezione di poesia”.

Così quella mattina appena arrivata mi sono trovata tantissimi visini sorridenti e molto emozionati il mio timore fu immediatamente cancellato, sciolto, spazzato via da quel silenzio attento, penetrante e professionale di un gruppo di bambini che seguivano la mia lettura verso dopo verso e si animavano poesia dopo poesia di curiosa, gioiosa, corroborante voglia di sapere.
Quelli che nella mia convinzione sarebbero stati versi, metafore, incomprensibili erano stati per i bambini immaginari mondi da esplorare e da “sapere”.
Erano diventati per loro fantastici luoghi di cui solo le domande potevano animare e colorare.
Le domande sono così arrivate a valanghe, precise, intelligenti, inerenti, sincere, la disabilità nelle loro parole non suonava pietosa o “triste” o “lontana” ma semplicemente una parola: perché i bambini non sono condizionati ancora dalla vita, del mondo che li circonda, i bambini sono puri come i loro sguardi curiosi, verso una persona che vive in carrozzella.

Come vive una persona in carrozzella? Come fai ad alzarti la mattina? Chi ti prepara da mangiare? Perché non sei sposata? Come vorresti che fosse tuo figlio? Cosa provi quando non entri nei negozi? Dove ti piacerebbe andare a ballare?

Uno scroscio di domande incredibilmente belle, domande che avrei voluto tanto dagli adulti, domande adulte di bimbi che aspettavano ed esigevano, immediate risposte! Una sete di sapere senza barriere, il loro essere bambini era esattamente il modo perfetto che io sognavo di “essere, stare, pensare “ all’uguaglianza.

Per loro la diversità non era diversa, per loro la diversità era la differenza, per loro la differenza era il modo di trovare soluzioni per capire e porre rimedio.
Un bambino mi ha chiesto “Cosa posso fare per te? Cosa potrò fare da grande?” , è stato il momento più grande di tutto il mio andare per le scuole. Nelle superiori avevo sbagliato: era nelle scuole primarie che avrei dovuto cominciare per avere il cuore aperto alla speranza e per capire che anche un bambino può percepire l’emozione pura di cui è fatta una poesia.

Perché la poesia come i bambini non ha retaggi, non ha condizionamenti, i bambini come le poesie, sono emozioni libere e pure che nascono dal cuore.

Ringrazio con forza le maestre ed i bambini della quarta elementare di via Giotto per l’esempio che hanno dato a me e alla speranza in quella calda mattina di Giugno.

Grazie alle maestre: Raffaella Matrisciano, Rossana Lipparini, Alessandra Ciuti,
della quarta A e quarta D dell’ Istituto Comprensivo Grosseto quattro, della scuola primaria a tempo pieno di via Giotto.

Raffaella, la maestra dopo l’incontro mi scrive:
Cara Lorella, ti invio il lavoro che ho fatto in classe con i bambini. E’ stato un lavoro introduttivo che verrà sviluppato in maniera più approfondita il prossimo anno, dato che ormai eravamo alla fine dell’anno scolastico e non volevamo “svilire” il lavoro.
 Sono partita dicendo ai bimbi:

 Pensando a Lorella che “ruota”, ci rendiamo conto che camminare per noi è naturale, lo facciamo senza accorgercene e forse non riflettiamo abbastanza sul significato di questa azione. Allora, chiediamoci : ” Cosa vuol dire : camminare ? “

Le risposte dei bambini sono state queste :   

Essere  liberi;   accedere a qualsiasi luogo; non dipendere da nessuno; conoscere il mondo; poter sentire la sabbia sotto i piedi; sentirsi simili agli altri; socializzare; avere la possibilità di aiutare gli altri; non avere nessun limite; avere speranze e pensieri diversi; lasciare le proprie “orme ” , cioè sapere di avere un ruolo nella società; avere una visione più aperta del mondo; costruire il proprio futuro come si desidera;  avere obiettivi; avere più opportunità; godersi in modo diverso la vita …


 Come vedi hanno riflettuto abbastanza, anche se il breve tempo a disposizione non ha permesso un maggiore approfondimento.”

Centauri

Eccoci noi Centauri,
senza meta
a metà,
tra cielo e terra:
metà uomini,
metà carrozzella.

Corpi divisi,
immobili,
che ruotano per le strade della vita:
asfalti sconnessi dove le ruote sobbalzano,
tra buche e sguardi imbarazzati.

Per i Centauri non c’è posto nei pensieri:
porte strette, scale infinite,
mura invalicabili, coscienze negate.

Il tuo cuore è lassù, oltre quella rampa…
vorrei arrivarti!
Vorrei amarti!
Ma raggiungerti mi è impossibile,
Il tuo cuore ostacolo inaccessibile…
barriera insormontabile.

I Centauri fanno strani sogni la notte,
quando il dolore li corteggia
non temono la sofferenza,
il loro corpo,
acciaio infuocato,
straziato dai colpi,
si piega docile, cercando nuova forma.

Eccoci noi Centauri:
corpi fragili,
bruchi che muoiono,
sognando,
una farfalla,
che si alza…
e vola…!

Lorella Ronconi

www.lorellaronconi.it

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