Horus: il dispositivo indossabile per non vedenti

Horus: il dispositivo indossabile per non vedenti

Quando si è ipovedenti o non vedenti una delle maggiori fonti di stress è la mancanza di indipendenza: cucinare, attraversare la strada, individuare i prodotti nello scaffale di un supermercato…sono attività che compongono la nostra quotidianità ma estremamente difficili da compiere per le persone affette da disabilità visive.
Ed è proprio dall’osservazione della routine di tutti i giorni che nasce Horus: il device indossabile che permette di ottenere un elevato grado di autonomia.
Si tratta di un paio di occhiali che attraverso due telecamere catturano ciò che succede nell’ambiente che li circonda per riproporlo attraverso una sintesi vocale trasmessa a chi indossa il dispositivo.

Come funziona Horus?
Il device è composto da una parte applicata sugli occhiali che rileva tutte le informazioni e una parte esterna che ha dimensioni simili a quelle di uno smartphone, con il compito di rielaborare le immagini e restituirle attraverso una sintesi vocale all’utente.
Gli occhiali sono provvisti di telecamere, microfoni, e di un meccanismo di conduzione ossea che permette la comunicazione con l’utente senza utilizzare gli auricolari, basta che il dispositivo sia vicino alla testa; mentre la parte che sintetizza i dati può essere conservata in tasca e funge anche da batteria.

Come nasce l’idea?
Il progetto nasce dall’intuizione di Saverio Murgia, studente di Robotica avanzata.
Il ventitreenne di Savona si è trovato un giorno ad aiutare una persona non vedente ad attraversare la strada, e visto che assieme al collega Luca Nardella stava lavorando alla realizzazione di strumenti visivi per robot, ha pensato di rivolgere gli studi verso un altro campo di applicazione: le persone affette da diversi gradi di disabilità visive, appunto.

La tecnologia, che deve il nome alla rappresentazione del dio egizio con occhio di falco, a sviluppo terminato potrebbe influire in modo radicale sulla vita dei diversamente abili.
La squadra che si occupa dell’implementazione di Horus è affiliata a Eit Ict Labs, la rete di start up innovativa che ha concesso loro il primo finanziamento di 15mila euro grazie al quale sono riusciti a lavorare sui prototipi, è stata inoltre lanciata una campagna di crowdfunding per ottenere altri fondi e coinvolgere e informare l’opinione pubblica.

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