Cittadini di serie B?

Cittadini di serie B?

Oggi vi racconteremo un episodio capitato all’amico Max Ulivieri, che ci ha fatto riflettere riguardo a come le persone disabili siano considerate nella nostra società.

Dopo aver trascorso il ferragosto a Piombino, Max accompagnato dalla moglie doveva far ritorno a Bologna, la città in cui lavora. Le persone in carrozzina per spostarsi con i trasporti pubblici devono prenotare il viaggio, con anticipo, per assicurarsi che i mezzi siano muniti delle particolari attrezzature idonee ad accoglierli. Max per evitare intoppi, il 20 agosto scorso, aveva prontamente comunicato il suo trasferimento, ma nonostante questo, il bus preposto al suo trasporto non si è fermato.

I mal capitati decidono così di far chiamare l’azienda di trasporto dall’autista del secondo bus in arrivo (che ovviamente non aveva accessibilità ai disabili). Il responsabile riesce a rintracciare l’autista del primo bus, intimandogli di fare dietrofront per andare a recuperare Max. Sentendo la conversazione al telefono, però, i passeggeri del primo autobus si sono rivoltati, arrivando a minacciare di ritorsioni economiche verso l’azienda, se l’autista non avesse proseguito la corsa, poiché tutti loro avevano delle cose “importantissime” da fare.

Oltre al fatto che l’autista non si è fermato, sapendo benissimo che avrebbe dovuto far montare una persona disabile, la cosa più sconvolgente di questo episodio è l’egoismo dei passeggeri che hanno dato per scontato il fatto che i lori impegni fossero per forza più importanti di quelli di un disabile, come se Max potesse “fare niente” sia a Piombino che a Bologna.

La società italiana, e non solo, deve capire che le persone con disabilità non sono cittadini di serie B, privi di impegni ed incapaci di vivere di luce propria, ma bensì persone che si impegnano, che lavorano o che vorrebbero farlo, come qualsiasi altro.

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