Addio progetto di vita indipendente

Addio progetto di vita indipendente

In veste di portavoce, Henable oggi vi parla della storia di Cinzia Rossetti, ragazza con una disabilità motoria dalla nascita, che le ha precluso una vita indipendente.

Con il supporto della madre e delle sorelle Cinzia ha avuto modo di studiare e laurearsi, tuttavia, non potendo decidere in autonomia le proprie azioni, non si è mai sentita libera. “Nelle varie tappe della mia vita spesso sentivo che ero “prigioniera” del mio corpo, della mia casa e andavo alla ricerca di soluzioni per costruire la mia autonomia e uscire da questa dipendenza”.

Grazie all’aiuto di un’amica, Cinzia capì che l’assistente personale poteva essere la soluzione per raggiungere la qualità di vita tanto desiderata. Nel 2001 decise così di inoltrare alla Regione Lombardia la richiesta di fondo per l’assunzione di un assistente personale. La domanda fu accolta e Cinzia si avvalse di una cooperativa per la selezione dell’assistente. “Nel primo colloquio con la responsabile del progetto, che non mi aveva mai incontrata prima, rimasi colpita dalla sua attenzione verso la quantificazione dello sforzo economico piuttosto che verso la mia persona, i bisogni e le caratteristiche che avrebbe dovuto avere il mio collaboratore”.

Dopo qualche esperienza, non sempre positiva, Cinzia trovò l’assistente ideale. “Avvalendomi di questo aiuto, anche solo per quattro ore al giorno, la mia vita era cambiata completamente. Cominciavo a riconoscermi come persona che viveva una vita come tutti gli altri, come avevo sempre desiderato”.

Grazie a questa nuova indipendenza Cinzia ha potuto trovare un lavoro, attivare alcuni progetti a supporto della comprensione e valorizzazione della disabilità nelle scuole, oltre a promuovere la mostra fotografica “Femminilità è donna”.

Tutte queste attività oggi rischiano di essere compromesse.
Da un anno Cinzia non riceve più il contributo al suo progetto di vita indipendente. Per questo motivo ha deciso di scrivere una lettera ai consiglieri della Regione Lombardia, con l’obiettivo di essere ascoltata.

Gentili consiglieri
mi mi chiamo Cinzia Rossetti, ho 42 anni e la tetraparesi spastica che mi accompagna da sempre non mi permette di svolgere in modo autonomo le funzioni essenziali della vita quotidiana; sono fisicamente dipendente da una persona nell’espletare le attività di ogni giorno (alzarmi, lavarmi, vestirmi, mangiare, coricarmi); nell’utilizzo dei mezzi di trasporto; nell’adempimento di funzioni manuali; mi trovo in una situazione di handicap grave.
Sono laureata in Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Brescia, ho conseguito master e svolto tirocini per inseguire un lavoro che mi consentisse di vivere.
I risultati sono stati contratti a progetto e collaborazioni occasionali; quest’anno ho solo un contratto di collaborazione annuale.
Per undici anni ho usufruito del finanziamento regionale per un progetto di Vita Individualizzato (L.162/98 e L. 328/2000), finanziamento necessario a garantirmi l’assistenza personale di cui ho bisogno e che mi ha permesso, fino all’anno scorso, di condurre una vita dignitosa e autonoma.
Per il 2013 ho ricevuto dal mio Comune 6000 € (fondi propri ) e un’ora al giorno di assistenza domiciliare dal lunedì al venerdì mattina; nessun finanziamento regionale per garantirmi l’assistenza.
I seimila euro erogati dal mio Comune, in seguito al riconoscimento del Progetto Individualizzato per una Vita Indipendente, non bastano a coprire il costo annuale di un’assistente, e le mie entrate economiche (compresa indennità di accompagnamento) sono necessarie per pagare le spese quotidiane di vita (compreso il vitto e alloggio dell’assistente).
Dal mese di Ottobre 2013 non avrò più soldi per pagare lo stipendio e i contributi dell’assistente.
E’ da mesi che scrivo agli Assessori Regionali competenti e ai dirigenti, ho fatto incontri, supportata anche da rappresentanti del Comitato Lombardo per la Vita Indipendente, per chiedere un finanziamento per tutti i progetti di vita indipendente delle persone in situazione di disabilità grave.
Nessun intervento concreto fino ad oggi è stato compiuto; sono disperata e questa lettera ne è il segno, ho anch’io una dignità ma mi trovo costretta a scegliere tra una vita dignitosa e autonoma e una morte sociale.
Non ricevendo risposta alle mie richieste di aiuto dalla Regione, chiedo ad ognuno di voi se qualcuno è disposto a prendermi in affido assistenziale, ossia se qualcuno è disposto a finanziare il mio progetto di vita contribuendo al pagamento di un’assistente personale.
Grazie
Cinzia Rossetti

Cosa ne pensate di questa vicenda?

 

Credit image: www.bresciaoggi.it

1 Commento

  1. Valeria 4 anni fa

    Questo non è un Paese per donne e disabili.

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